Governo al lavoro per un rafforzamento della previdenza integrativa, già dalla prossima manovra. L’obiettivo sarebbe quello di aprire la strada ad una nuova fase di “silenzio-assenso”, per destinare il Tfr su base volontaria ai fondi pensione.
Un intervento indicato dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, che starebbe prendendo quota proprio perché basato su di un meccanismo di volontarietà. Contrariamente quindi alla soluzione, caldeggiata dalla Lega, che prevedeva la destinazione obbligatoria di una fetta del Tfr (il 25%) alla previdenza complementare.
Il ricorso a un nuovo silenzio-assenso sarebbe tra l’altro gradito ai sindacati.
Accantonata al momento l’ipotesi di dilatare da 3 a 6-7 mesi la finestra per le uscite anticipate con 42 anni e 10 mesi (41 + 10 per le donne), a prescindere dall’età anagrafica.
Sarebbe invece al vaglio una nuova stretta alla rivalutazione delle pensioni più alte, nonostante la probabile conferma, per il 2024, del meccanismo di rivalutazione a fasce introdotto per il biennio 2023-24. Dovrebbe inoltre esser confermata anche la super-rivalutazione delle pensioni basse, che, se le risorse lo permetteranno, potrebbe anche essere leggermente irrobustita.
Ancora da sciogliere il nodo della flessibilità in uscita. Il Carroccio spera di riuscire a far passare una Quota 41 “mirata”: contributive e per i soli lavoratori in possesso di 12 mesi di versamenti, prima del compimento del 19esimo anno d’età. La strada, però, resta in salita.




