I fondi pensione chiudono il fronte relativo ai rendimenti, per il secondo anno di fila, con risultati positivi. Secondo i dati di MF- Milano Finanza, per i fondi pensione negoziali il rendimento netto, nel 2024, è stato del 6.09%: il triplo del trattamento di fine rapporto (Tfr), che nello stesso periodo si è apprezzato dell’1,93%.
Numeri simili a quelli del 2023, quando la performance dei negoziali era stata del 6,7% contro un Tfr dell’1,6%.
Se il confronto con la liquidazione che resta in azienda rimane il metro di paragone per valutare le soluzioni di previdenza integrativa, si può affermare che il ridimensionamento dell’aumento dei prezzi al consumo ha frenato l’apprezzamento del Tfr, mentre il buon aumento dei mercati azionari nel biennio 2023-2024, ha sostenuto i rendimenti dei fondi pensione.
Rendimento per comparti
Migliore del Tfr lasciato in azienda risulta anche il rendimento dei fondi pensione aperti: performance medie del 5,3% nel 2024, con picchi di oltre 17% per i prodotti esposti sulle borse.
È il caso del comparto Insieme Linea Azionaria di Allianz, che ha archiviato il 2024 con un rendimento del 17,6% (dati Fida). Sul podio Fideuram Millennials e Fideuram Vita con il 16,61% e Allianz Previdenza Linea Azionaria con il 16,18%.
Anche per quanto riguarda i negoziali, i risultati migliori arrivano dalle borse: a partire dal Comparto Azionario di Mediafond con il 15,36%, seguito dall’Azionario di Perseo Sirio (15,36%) e di Previambiente (12,05%).
Scenari futuri
Eppure il 2025 si apre con prospettive molto più incerte, con uno scenario, come raccontato dal direttore del fondo Solidarietà Veneto Paolo Stefan, in cui sembra che “la finanza abbia cominciato a prendere in considerazione i rischi connessi con l’evoluzione dello scenario macro-economico mondiale”.
Parallelamente riemerge anche il tema della finanza pubblica, con i bilanci statali appesantiti da svariati miliardi di debito, a partire dall’economia americana.
Intanto va segnalata l’iniziativa di Previndai, il fondo pensione dei dirigenti d’azienda, che ha iniziato l’anno con una riduzione del 30% dei costi per gli iscritti: a partire da gennaio 2025 si passa dallo 0,45 allo 0,30% di quanto versato. Tra le novità c’è anche una ridistribuzione dei contributi versati al fondo, con un aumento della quota a carico delle aziende e un alleggerimento di quella degli iscritti.
Un’iniziativa importante se si considera l’impatto sulla pensione erogata, sul lungo periodo. Da una simulazione Covip, emerge infatti come un costo del 2% invece che dell’1% possa ridurre il capitale di circa il 18% dopo 35 anni di partecipazione: portando l’importo finale da 100mila a 82mila euro.




