Il rischio economico più rilevante per i mercati mondiali? Quello previdenziale. Secondo un’analisi del 2023, condotta dalla Federazione globale delle associazioni delle compagnie assicurative (di cui fa parte anche Ania), ad allarmare è lo squilibro tra risparmi utili a un tenore di vita dignitoso dopo il pensionamento e le risorse effettivamente garantite dai sistemi pensionistici attuali.
Un progressivo invecchiamento della popolazione, sommato al processo generale di denatalità, rischia di mettere sotto pressione i sistemi pensionistici. La maggiore preoccupazione riguarda il gap tra somme disponibile e necessarie: un divario da 40 trilioni di dollari per i prossimi 40 anni.
Fenomeno che coinvolge in primo piano Europa ed Asia, chiamate a far fronte a circa il 60% del fabbisogno mondiale. Un problema la cui soluzione è tutt’altro che agevole: difficilmente gli Stati potranno infatti accrescere la spesa dedicata alle prestazioni pensionistiche pubbliche.
Una difficoltà diffusa che non sempre viene recepita correttamente dai lavoratori: solo un lavoratore su tre, infatti, ha deciso di iscriversi a una forma di previdenza complementare. La maggior parte di essi sembra così destinata ad arrivare al pensionamento senza disporre di un reddito adeguato.
Un onere che rischia di pesare sulle società, chiamate a farsi carico di tutti piani necessari come fondi pensioni, piani di riorganizzazione e pensionamenti anticipati. Ma non solo, il fenomeno rischia di avere un impatto negativo sul costo del lavoro, sulla produttività e le competenze necessarie.
Motivi per cui risulta fondamentale per le società moderne strutturare la componente previdenziale di un pacchetto retributivo sulla base dei bisogni dei lavoratori, affinché giungano a fine carriera con un reddito previdenziale adeguato.




