Il Rapporto Inps 2024 lascia emergere forti preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema previdenziale, dopo anni di rassicurazioni affiorano preoccupazioni relativa al medio-lungo periodo come quelle già espresse dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’Inps frena, nessun allarme, ma il presidente Fava sottolinea come una riflessione più ampia “spetta al legislatore“.
Le riforme
Nonostante le riforme fatte, dalla Dini alla Fornero, ed un passaggio al regime contributivo, non sembra infatti assicurato l’equilibrio dei conti. Colpa di un rapporto tra numero di lavoratori (circa 23 milioni) e di pensionati (circa 16 milioni) destinato a peggiorare ancora, a causa di una tendenza demografica molto negativa. Una tendenza che, sostiene l’Inps, influenza “negativamente la sostenibilità economica di quasi tutti i sistemi previdenziali” in Europa.
Se da un lato l’Italia registra l’età legale di pensionamento più elevata in Europa, per l’appunto 67 anni, l’età media effettiva di pensionamento nel 2023 è stata in realtà di 64,2 anni. Una media pari a quella della Germania e superiore a quella UE (63,8 anni), che pesa sui conti al punto che “oltre metà della spesa” è “destinata a pensioni di anzianità anticipate”.
Un elevato livello di spesa dettato anche del tasso di sostituzione delle pensioni, “ovvero di rapporto tra pensione e ultimo stipendio percepito“.
Confronto tra Italia e UE
Un rapporto, quest’ultimo, “intorno al 59%”: quasi 14 punti sopra la media UE (45%). Le cause? Un passaggio troppo soft dal vecchio sistema retributivo a quello contributivo.
Per fare un paragone, il tasso di sostituzione in Germania è del 36,6% e in Francia del 39,5%.
Occupazione, giovani e salari
L’altra faccia della medaglia è l’occupazione. Perché è con i contributivi di chi lavora, che è possibile pagare le pensioni. Il 2023 ha riservato in tal senso buone notizie, con gli assicurati Inps che, con un milione di crescita rispetto al 2019, hanno toccato quota 26,6 milioni tra lavoratori dipendenti e indipendenti.
Precarietà, pochi laureati e un quadro generale non confortante hanno portato invece l’Inps a parlare di una vera e propria “questione giovanile“.
Tanto più che “al notevole recupero occupazione non è corrisposto un incremento dei redditi e delle retribuzioni“, tale da compensare l’aumento dei prezzi. E così, nonostante i ripetuti interventi decisi dai governi, gli under 30 continua a guadagnare secondo l’Inps, in media, 14mila euro l’anno.




