Siamo arrivati all’ultimo anno di legislatura, ed è evidente che la possibilità di una riforma strutturale del sistema della previdenza sarà affrontata nella prossima legislatura.
In attesa nel frattempo di possibili aggiustamenti, è acceso il dibattito sui punti da prendere in considerazione quando, nel 2023, ci sarà il nuovo governo. La parola d’ordine sembra essere “flessibilità” così da garantire ai giovani una pensione dignitosa.
Andiamo di seguito ad analizzare le varie opzioni proposte finora per capire quali potrebbero essere i margini di miglioramento proposti dai sindacati:
- Quota 100. Una delle formule più rigide e ormai superata, prevedeva l’accesso alla pensione con 38 anni di contributi e 62 anni di età
- Proposta: quota 100 flessibile. La proposta sarebbe quella di raccogliere anche i 65-66enni con un’anzianità contributiva superiore ai 35 anni, ma inferiore ai 38 attualmente richiesti. Questo aiuterebbe i lavoratori vicini alla pensione ad anticipare l’ingresso, raddoppiando quasi la platea dei potenziali beneficiari. Dal 35,1% di lavoratori intercettati con quota 100, si passerebbe al 63,4% con quota 100 flessibile.
- Quota 102. Prevede l’accesso alla pensione con 38 anni di contributi e 64 anni di età.
- Proposta: quota 102 flessibile. Come per quota 100 flessibile, la proposta sarebbe quella di raccogliere anche i 65-66enni con un’anzianità contributiva superiore ai 35 anni, ma inferiore ai 38 attualmente richiesti. In questo caso si passerebbe dal 15,6% della platea individuata con quota 102, al 29,5% con quota 102 flessibile.
Il problema fondamentale di quota 100 infatti, come dichiarato da Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, è stato che questa riforma ha agevolato in gran parte il pubblico impiego e le grandi aziende del sistema privato, ma ha penalizzato le aree meridionali con contratti di lavoro più saltuari e precari.
I sindacati chiedono dunque che, in vista di una riforma strutturale della previdenza, si punti su quattro priorità:
- Fornire una pensione contributiva di garanzia a giovani e donne;
- Rendere strutturale l’allargamento sociale dell’Ape sociale;
- Incentivare l’adesione della previdenza complementare;
- Negoziare una misura di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro a partire dai 62 anni di età.
