Il sistema pensionistico italiano ha nel complesso fornito una reazione positiva all’emergenza sanitaria ed economica provocata dal Covid-19. Ma in che modo e per quali motivi si è riusciti ad avere questa reazione?
Gli strumenti a sostegno del sistema pensionistico
Sicuramente la risposta positiva dei fondi pensioni è stata dovuta anche alle iniziative di sostegno e di rilancio messe in atto dai governi e dalle banche centrali, nonché a quelle di contenimento delle ricadute occupazionali.
Altro punto a favore della risposta positiva dei fondi pensione è che in Italia, attualmente, la previdenza complementare riguarda soprattutto i segmenti più protetti e più solidi del mercato del lavoro.
Il fatto che il sistema pensionistico si sia confermato solido anche in questa situazione di emergenza è un dato fondamentale per la ripartenza del Paese. Fondi e casse di previdenza infatti possono svolgere un ruolo importante a supporto dell’economia in questa fase di emergenza, offrendo un contributo interessante in un’ottica più a lungo periodo.
I dati emersi dalla relazione annuale Covip
Dalla relazione annuale della Covip è emerso che alla fine del 2020 i fondi pensione in Italia sono 372, nello specifico 33 negoziali, 42 aperti, 71 PIP e 226 fondi preesistenti. Nel 1999 le forme pensionistiche attive erano 739, oltre il doppio di oggi, a dimostrazione del fatto che il numero di forme pensionistiche operanti è in costante diminuzione.
In crescita sono invece le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari: 198 miliardi di euro a fine 2020, in aumento del 6,7% rispetto all’anno precedente.
Altro dato positivo è costituito dai rendimenti dei fondi pensione. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità i fondi negoziali come Perseo Sirio hanno guadagnato infatti, in media, il 3,1%.
Per il sistema italiano della previdenza complementare quindi le ripercussioni della pandemia sono state nel complesso abbastanza contenute.
