L’Inps aggiorna il proprio simulatore, “La mia pensione futura”, adeguandolo alle speranze di vita rilevate dall’Istat. Adeguamento che, secondo la legislazione vigente, partirà dal primo gennaio 2027, sia per le pensioni di vecchiaia che per quelle anticipate.

Nonostante l’Ente di previdenza si sia “portato avanti”, la decisione da parte della politica è se rinviare l’aggiornamento, oppure emanare il decreto necessario per renderlo effettivo.

Il servizio Inps “la mia pensione futura” permette di simulare quale sarà, presumibilmente, la propria pensione al termine dell’attività lavorativa basandosi sulla normativa in vigore e su tre elementi fondamentali: età, storia lavorativa e retribuzione/reddito. Ripercorriamo insieme i passi che hanno portato a questo nuovo slittamento in avanti dell’età pensionabile.

 

 

Come funziona

La legge 122/2010 stabilisce che i requisiti di età per accedere alla pensione di vecchiaia debbano essere aggiornati con cadenza triennale, in base all’andamento della durata media della vita residua all’età di 65 anni (certificata dall’Istat.)

Questo provvedimento ha inoltre introdotto una “finestra mobile” di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi, comportando un aumento dell’età pensionabile per i dipendenti uomini da 65 anni e 6 mesi a 66 anni.

 

La riforma Fornero

Nel 2011, con l’entrata in vigore della riforma Fornero, il meccanismo di adeguamento è stato ulteriormente accelerato. Dal 2019, infatti, gli aggiornamenti legati all’età pensionabile sono previsti ogni due anni, anziché ogni tre.

 

Evoluzione dell’età pensionabile

L’età minima per accedere alla pensione di vecchiaia, fissata a 66 anni nel 2012, è gradualmente aumentata fino a raggiungere i 67 anni. Parallelamente, gli anni di contributi richiesti per la pensione anticipata (ex pensione di anzianità) sono passati da 42 anni e 1 mese nel 2012 (un anno in meno per le donne) a 42 anni e 10 mesi, mantenendo la stessa differenza di un anno per le donne.

Tuttavia, tutti gli adeguamenti sono stati bloccati fino al 2026 a causa della pandemia da Covid-19, in quanto ha ridotto l’aspettativa di vita.

 

La tenuta del sistema previdenziale

 

L’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita è, secondo la maggior parte degli esperti in materia previdenziale, fondamentale per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico.

Questo meccanismo è infatti necessario per garantire una pensione anche alle generazioni più giovani, che risulterebbero le più penalizzate in caso di ulteriori congelamenti.

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