L’ultimo libro de Il Sole 24 Ore lancia una provocazione, semplice e diretta, indirizzata a tutte quelle realtà che mirano ad attirare i lavoratori migliori, incentivandoli attraverso sistemi di welfare: farsi carico della cultura e del risparmio previdenziale. Una ipotesi a metà tra appello e accusa, che punta a far leva sul senso di responsabilità delle imprese.

 

Nonostante lo Stato spenda per previdenza pubblica e primo pilastro quasi il 17% del Pil, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati continua a diminuire. A questo si aggiunge la condizione per cui molti dei nuovi assunti, hanno carriere discontinue e stipendi relativamente bassi su cui si misurano i contributi.
Fattori che si vanno ad aggiungere a un sistema di calcolo contributivo che spesso non prevede un assegno pensionistico adeguato alle esigenze quotidiane della vita anziana.

Quindi la provocazione: in questo scenario, è più importante ricevere welfare come buoni Amazon e l’iscrizione in palestra?

 

I due autori del testo “Oltre lo Stipendio”, Claudio Pinna e Ciriaco Serluco, riflettono: “I lavoratori non sempre sono consapevoli dell’importanza di pianificare il proprio futuro finanziario, ma in generale sono assolutamente coscienti che la tematica rappresenti una criticità determinante nei confronti della quale molte volte preferiscono non riflettere”.

Ecco quindi che l’azienda può farsi promotrice di consapevolezza previdenziale, un tema che richiede non solo la contribuzione obbligatoria ma anche un pacchetto previdenziale su misura, attraverso i fondi a contribuzione definita oppure attraverso piani personalizzati.

 

Già attualmente la contribuzione alla previdenza complementare prevede incentivi fiscali. Il legislatore è chiamato però a nuovi interventi di maggiore lungimiranza, se intenzionato a scongiurare le possibili conseguenze di una futura stretta sulla previdenza pubblica; trovarsi, un domani, con uno stuolo di pensionati costretti a vivere con un assegno pubblico non proporzionato ai bisogni.

Per scongiurare situazioni economiche di scarsità e indigenza, anche le imprese – è l’assunto di questo lavoro – sono chiamate a confrontarsi con proiezioni e calcoli e fare la propria parte.

Chiusura estiva uffici dal 10 al 21 agosto inclusi

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