Uno smart working è per sempre?

28 luglio 2020
smat

Nel periodo del lockdown lo smart working è stata la modalità ordinaria di lavoro per tantissimi lavoratori, primi fra tutti i dipendenti pubblici.
Questo periodo potrebbe essere un buon punto di partenza per raggiungere la tanto agognata quota del 100 in “lavoro agile”.

Il lento ritorno alla normalità

Fabiana Dadone, ministro della pubblica amministrazione, vorrebbe fare in modo che questo sia il momento giusto per rendere lo smart working una modalità di lavoro ordinario per il 30% dei dipendenti pubblici.
Attualmente il decreto rilancio ha previsto un graduale ritorno alla normalità, che si è concretizzato fino ad ora nel rientro in ufficio del 25% dei dipendenti della PA che, nel periodo di lockdown, hanno lavorato da casa. In numeri, su 400mila dipendenti pubblici in smart working, avrebbero fatto rientro nei ministeri, negli enti pubblici, all’Inps, alle Agenzie fiscali e in tutte le altre articolazioni della PA, circa 100mila persone.

Come dovrebbe funzionare lo smart working

Lo smart working come forma di lavoro stabile dovrebbe rispettare alcuni requisiti, primo fra tutti il rispetto di una doppia soglia che riguarda il numero di lavoratori da mantenere il “lavoro agile”. La prima soglia è generale e riguarda tutta la pubblica amministrazione, appunto il 30% dei lavoratori pubblici, mentre la seconda riguarda solo quelle categorie di lavori che il ministero definisce “smartabili” (funzioni centrali come ministeri e Agenzie fiscali, ed Enti locali come Comuni, Regioni e Province).
Per fare in modo di rispettare queste soglie, in pratica il 60% delle attività “smartabili” dovrebbero essere svolte da remoto. Questo solo se si riuscirà a snellire la burocrazia che porta allo smart working, dato che ora è possibile solo grazie allo stato di emergenza dichiarato dal governo.
Ma come “controllare” il lavoro di chi opera in smart working?
L’idea del ministero è quella di definire una metrica condivisa delle prestazioni lavorative così che, se viene deciso che per una certa mansione dovrebbero essere evase 10 pratiche in otto ore, per il lavoratore in smart working importerà solo che venga rispettata la scadenza, indipendentemente dal fatto che abbia impiegato più o meno tempo del previsto.