Previdenza complementare, serve più inclusione

18 marzo 2020
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I dati di Covip sull’andamento delle adesioni e dei rendimenti dell’ultimo anno sono positivi e incoraggianti, ma in Italia i problemi in questo ambito non sono certo scomparsi.

Il problema principale resta quello dell’inclusione di giovani e donne alla previdenza complementare.

Sono queste infatti le due categorie in cui si riscontra il più basso tasso di adesione a fondi pensione complementare. Le condizioni lavorative in Italia, che vedono una sempre maggiore presenza di contratti con un reddito minimo e a tempo determinato o a progetto, rendono la contribuzione pensionistica una vera e propria utopia.

Per questo, il primo passo deve venire dal mondo del lavoro prima ancora che da quello previdenziale, come sottolinea Mario Padula, presidente della Covip, in un’intervista al Corriere della Sera.

Alcune soluzioni proposte in ambito previdenziale dal presidente della Covip che potrebbero dare un’ulteriore spinta all’inclusione di queste categorie nel sistema previdenziale sono ad esempio:

  •     Un uso più flessibile della deducibilità dei contributi fino a € 5.164,57 facendo in modo che lo sconto fiscale non utilizzato possa essere recuperato in altri anni, in modo da aiutare chi ha carriere discontinue, come i giovani;
  •     Dare la possibilità agli aderenti di devolvere nel fondo anche solo una parte del Tfr anziché tutto, cosa che oggi è possibile solo se lo prevede il contratto collettivo di lavoro.

Le proposte nel mondo della previdenza complementare per cercare di sostenere i giovani sono diverse, tra cui anche quella di costituire un fondo complementare pubblico per i giovani, ma sono ancora tutte da vagliare e analizzare, prendendo in considerazione vantaggi e svantaggi di ognuno.

Ad oggi, una valida soluzione può essere quella di aprire, intanto, nel proprio fondo pensione una posizione per i propri figli, garantendo loro così fin da subito una base pensionistica che ritroveranno in futuro