Inps: 1,11 miliardi di risparmio nel 2020 grazie al Covid

Data notizia 09 marzo 2022
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Nessun aumento del tasso occupazionale o riforma strutturale alla base del miglioramento dei conti dell’Inps dopo molti anni, bensì gli effetti del Covid-19. L’eccesso di mortalità per Covid, infatti, ha generato un risparmio di spesa per pensioni di 1,11 miliardi; infatti, come indicato nel nono Rapporto di Itinerari previdenziali, “il 96,3% dell’eccesso di mortalità registrato nel 2020 ha riguardato persone con età uguale o superiore ai 65 anni, per la quasi totalità pensionate”.

A questo si è aggiunta una consistente diminuzione delle prestazioni totalmente assistenziali erogate, come le pensioni per invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali e pensioni di guerra, causata da un evidente rallentamento burocratico-amministrativo avuto nel pieno della pandemia.

Un dato preoccupante emerso dal report di Itinerari previdenziali è che il 47,92% dei pensionati totali risulta essere totalmente o parzialmente assistito dallo Stato, cioè in 67 anni di vita non è riuscito a versare 15/17 anni di contribuzione regolare che avrebbe garantito il raggiungimento della pensione minima. Un dato che non sembra rispecchiare le reali condizioni socio-economiche del Paese e preoccupante se si pensa che, a differenza delle pensioni finanziate da imposte e contributi, questi trattamenti gravano sulla fiscalità generale senza essere soggette a imposizione fiscale.

Alla luce dei dati emersi e degli effetti della pandemia Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, commenta “la quota 102 per l’accesso alla pensione (almeno 64 anni di età e 38 di contributi) prevista per quest’anno potrebbe essere mantenuta se si agganciasse all’aspettativa di vita e si utilizzasse insieme interamente il calcolo contributivo”.