La scure dei costi sui fondi pensione. Bene i negoziali, male gli individuali

Data notizia 03 maggio 2021
la scure dei costi sui fondi pensione

La Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Covip, presieduta da Mario Padula, ha pubblicato un’interessante tabella in cui sono riportati i costi medi annui di gestione delle forme previdenziali complementari, i cosiddetti Isc (indicatori sintetici dei costi).

Poiché l’Italia ha lasciato al libero mercato la fissazione di questi costi di gestione, lo scenario che ci troviamo di fronte è composto da enormi differenze tra minimi e massimi di gestione dei comparti.

Per il comparto Garantito si va da un minimo dello 0,25% fino ad un massimo del 2,38%. Nell’Obbligazionario si passa dallo 0,16% fino al 2,81%. Nel Bilanciato dallo 0,13% al 3,11% e infine nell’Azionario si va da un minimo dello 0,25% al massimo del 4,07%, con un apporto di denaro di addirittura 16 volte tanto.

È evidente che la speranza che la concorrenza regolasse il libero mercato, mantenendo costi di gestione bassi, è stata una speranza vana.

Gli strumenti di previdenza integrativa più convenienti

Dalla ricerca della Covip ancora una volta si confermano i fondi pensione chiusi (detti negoziali) dei lavoratori dipendenti come i più convenienti. Il loro indice Isc è infatti il più basso: in media 0,54% per il comparto garantito; 0,38% per l’obbligazionario; 0,37% per il bilanciato e 0,38% per l’azionario.

Seguono i fondi aperti, di solito venduti dalle banche, con rispettivamente indici Isc: 1,21%; 1,10%; 1,46%; 1,72%. Chiudono i Pip assicurativi, in assoluto i più cari: 1,87%; 1,95%; 2,12%; 2,71%.

In Italia i costi dei fondi negoziali sono quasi sempre inferiori rispetto a quelli medi di altri paesi, come Regno Unito e Stati Uniti. Tuttavia in altri Paesi come nel Regno Unito, viene stabilito a livello normativo da parte dello Stato un tetto massimo che impedisce a qualunque fondo pensione di avere un Isc superiore ad una certa percentuale (lo 0,75% nel caso del Regno Unito).

Mario Padula, presidente Covip, ha dichiarato che non essendo mai esistito questo strumento nel nostro Paese, prevederne l’inserimento risulterebbe piuttosto complicato. Per questo è fondamentale che ci sia la totale trasparenza dei prodotti per il sottoscrittore, in modo che questo possa scegliere consapevolmente il fondo pensione che meglio si addice alle proprie esigenze.

Perché fare attenzione all’Isc

Spesso gli aderenti si concentrano sulla possibilità di dedurre dal reddito del contributo annuo fino a € 5.160,00 tralasciando i punti percentuali annui di differenza sull’Isc.

Dagli studi fatti invece è evidente come anche piccole differenze annue nei costi possono di fare grandi differenze dopo 30 o 35 anni di contribuzione. Come dichiarato dalla Covip stessa “un Isc del 2% invece che dell’1% può ridurre il capitale accumulato dopo 35 anni di contribuzione di circa il 18% (con un esempio pratico: da € 1000mila a € 82mila)”.

Oltre alla trasparenza da parte dei fondi pensione complementare, è quindi fondamentale che crescano sempre più la cultura finanziaria e la consapevolezza degli aderenti, al fine di fare scelte opportune per il proprio futuro.