Fondi pensione e Casse professionali: riflessioni per una politica evolutiva

07 dicembre 2020
riflessioni politica evolutiva

Nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle politiche di investimento dei Fondi Pensione e delle Casse Professionali che si è tenuta il 20 ottobre 2020, il Presidente della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione Mario Padula ha fornito dati e valutazioni che a mio avviso non possono essere trascurati, sicuramente stimolano una riflessione.

Come abbiamo sostenuto all'interno dello studio, realizzato dal Fondo Pensione Negoziale Perseo Sirio in collaborazione con The European House Ambrosetti, presentato il 20 di ottobre di quest'anno, consultabile presso il sito web del Fondo stesso, i Fondi Pensione insieme alle Casse Professionali rappresentano un pilastro fondamentale nella costruzione delle posizioni previdenziali individuali dei lavoratori italiani, oltre ad essere un investitore paziente di lungo periodo.

Secondo i dati forniti da Covip, il complessivo risparmio previdenziale in Italia, su cui la Commissione svolge attività di Vigilanza, supera i 280 miliardi di euro e riguarda oltre 10 milioni di soggetti tra iscritti e pensionati, divisi in 380 Fondi Pensione in operatività a cui fanno capo oltre 8 milioni di iscritti ed un patrimonio complessivo di 185 miliardi di euro a cui si aggiungono 20 casse di previdenza con quasi 100 miliardi di euro di patrimonio e oltre due milioni di iscritti.

Sempre secondo i dati Covip, nelle Casse di Previdenza gli OICVM (Organismo di Investimento Collettivi in Valori Immobiliari) costituiscono il principale strumento di investimento (circa il 28%), i titoli di debito il 21,4%, per tre quarti costituiti da titoli di Stato, gli investimenti immobiliari il 20,8%, i titoli di capitale 8,4%.

Nei Fondi Pensione restano prevalenti i titoli di debito, circa il 58%, di cui 2/3 costituiti da titoli di Stato, seguiti da titoli di capitale 18,9% e dagli OICVM 12,7%, gli investimenti immobiliari costituiscono una componente residuale intorno a 2,2%.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le Casse di Previdenza, 34,8 miliardi di euro pari al 36,3% delle attività totali vengono investiti nella economia italiana, mentre i Fondi Pensione investono nella economia italiana 40,3 miliardi di euro, pari al 26,8% delle attività totali.

Nel corso dell’audizione del Presidente di COVIP Mario Padula di fronte alla “Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale”, è emersa anche la differenza tra Casse e Fondi nella politica di investimento dovuta all’assenza, per le Casse, di un quadro normativo completo sulla gestione finanziaria, mentre, per i Fondi, sono in vigore le “Disposizioni sul processo di attuazione della politica di investimento” del 16 marzo 2012 e le norme sui criteri e limiti di investimento delle risorse e sulle regole in materia di conflitto di interessi.

Questo insieme di dati, seppur parziale, ci deve stimolare una riflessione, sia sulla necessità di dotare Casse e Fondi dello stesso meccanismo di controllo e di indirizzo sulle politiche di investimento sia sulle opportunità di investimento.

Una tale riflessione non può prescindere dal fatto che, qualsiasi processo di investimento, deve essere adeguatamente documentato e le procedure di monitoraggio della gestione, devono tener conto della prioritaria ed inderogabile garanzia e remunerazione per il futuro pensionato.

Negli ultimi anni si è discusso molto sulla opportunità di investimenti nella cosiddetta economia reale da parte del risparmio previdenziale sia di Casse Professionali sia di Fondi Pensione.

Mi preme a tal proposito citare l'iniziativa intrapresa da Assofondipensione, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Italiano d’Investimento, su interventi in economia reale. Per ora una iniziativa sperimentale di piccole dimensioni che può fare da apripista ad iniziative più complesse e articolate.
Sempre per usare le parole del professor Padula: per “favorire lo sviluppo di iniziative destinate al finanziamento della crescita delle imprese e delle infrastrutture nel nostro Paese, occorre che le scelte e le responsabilità che competono ai singoli operatori possano inquadrarsi in una cornice normativa adeguata e stabile e nel contesto di politiche economiche e finanziarie a sostegno della ripresa che sappiano individuare con lungimiranza le migliori soluzioni in un piano strategico di interventi. Avendo sempre riguardo, come pietra angolare del proprio operato, all’interesse degli iscritti in una prospettiva di carattere previdenziale”.

Con la fase che sta vivendo il nostro Paese e con l'opportunità di una programmazione strategica di medio periodo, non possiamo perdere l'opportunità di introdurre elementi innovativi anche in questo ambito che riescano ad unire una crescita delle adesioni alla Previdenza Complementare alle Politiche Attive per lo Sviluppo.

Per tanto, l’auspicio è che sia nella discussione sul Recovery Plan che nel Tavolo di Riforma del Sistema Previdenziale, nella Riforma Fiscale e nella Legge di Bilancio, questi temi possano trovare spazio e ci sia il coraggio di proposte innovative che, a partire dalla tutela dei lavoratori e del loro risparmio previdenziale, possano contribuire alla crescita e allo sviluppo delle infrastrutture materiali e immateriali dell’Italia.

Wladimiro Boccali