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dichiarazione del Presidente Aran, Antonio Naddeo

16 aprile 2021
ARAN

"Leggendo alcuni commenti sull’accordo siglato in Aran sul silenzio assenso per l’adesione al fondo pensione dei pubblici dipendenti, comincio a pensare che molti immaginano che i dipendenti pubblici siano incapaci di intendere e volere. L’ipotesi di accordo firmata in ARAN è assolutamente trasparente e prevede che il  lavoratore, al momento dell’assunzione, riceva  una dettagliata informativa dalla propria amministrazione sull’esistenza del Fondo, sulla possibilità di iscriversi e sul silenzio-assenso. Nei sei mesi (6 mesi!) successivi, il lavoratore può iscriversi espressamente o dichiarare che non vuole iscriversi (in tale ultimo caso, come è ovvio, non scatta alcun silenzio-assenso). Se non fa né l’una, né l’altra cosa allo scadere dei sei mesi egli è iscritto. A questo punto, riceve una “seconda”informativa da parte del Fondo, che dovrà informarlo dell’avvenuta iscrizione e ricordargli che, entro un mese, potrà esercitare il diritto di recesso (diritto di recesso) Solo dopo che è trascorso questo ulteriore periodo, senza che sia stata manifestata alcuna volontà, l’iscrizione si perfeziona. In pratica 7 mesi per aderire al fondo pensione.
E’ bene  ricordare che l’adesione tacita alla previdenza complementare non è una stranezza che si sta cercando di introdurre, di soppiatto, ma una modalità di adesione che già esiste da molti anni nel “privato” (l’adesione tacita nel privato è prevista in Italia dal d. lgs. n. 252/2005) e in molti altri Paesi europei (sia nel pubblico che nel privato). Ad esempio, nel Regno Unito, l’iscrizione automatica si verifica subito dopo l’assunzione; in Francia, l’adesione alla previdenza complementare è obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici.
Non è strano che la legislazione italiana e quella di altri Paesi prevedano forme di adesione di questo tipo, poiché vi è un interesse pubblico allo sviluppo della previdenza complementare, soprattutto di fonte negoziale (il cosiddetto “secondo pilastro”). Aderire alla previdenza complementare permette, infatti, ai lavoratori di aggiungere una pensione che si somma a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria. Questa pensione integrativa è, inoltre, pagata in parte con contributi versati dal datore di lavoro (il contributo dei datori pubblici è pari all’1% della retribuzione). Con l’adesione alla previdenza complementare, i lavoratori potranno, quindi, avere una pensione complessiva non troppo distante dall’ultima retribuzione. Ma forse molti pensano sia meglio la pensione integrativa fornita dal privato."

Fonte: https://t.me/NaddeoAntonio/160